Gli Schiavi di Roma

Li vedo ogni mattina mentre vado al lavoro, aspettano seduti sul marciapiede. In mano hanno una busta di plastica con un panino, tutto quello che serve per sopravvivere alla giornata. Una giornata passata nei cantieri di Roma o nei campi nei dintorni della capitale. Costruiscono appartamenti, raccolgono frutta. Dieci, dodici ore per poche decine di euro. Tutto in nero, senza assicurazione. Qualche anno fa lo avevamo raccontato così (vedi il servizio del tg1). Oggi, nulla è cambiato.

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Six feet under

Sei metri sotto terra, come i morti. Si nascondono nei bunker scavati nelle loro case. Non lasciano la Calabria per non perdere il controllo del territorio ma vivono in prigioni di pochi metri quadrati, protetti dalle famiglie e dalle vedette. I latitanti della ‘Ndrangheta passano le giornate a guardare la televisione,Codice cifrato a leggere passi della Bibbia e a scrivere codici cifrati per dettare la strategia agli uomini delle cosche. Finché non li trovano e li tirano fuori dalle loro tombe.

(guarda il servizio)

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A testa alta

Continuo a vederli lì, ogni mattina, mentre vado al lavoro. Testa china, seduti sul marciapiede aspettano il loro turno. I caporali Caporalato 2arrivano, scelgono, caricano e se ne vanno, come si fa con le bestie. A fine giornata li riportano dove li hanno trovati, li lasciano sulla stessa strada. Gli danno poche decine di euro per lavorare almeno dieci ore, in nero, senza nessun tipo di sicurezza. Se qualcuno si fa male ed è fortunato lo abbandonano davanti all’ospedale, a volte troppo tardi. Tempo fa ho passato una giornata con loro per realizzare un servizio per il Tg1. Oggi nulla è cambiato. Continuo a vederli sempre lì, ogni mattina, mentre vado al lavoro.

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Occhi puntati al cielo

Mirko passa le giornate a guardare il cielo. Aspetta un piccione, un piccione con una fascetta blu sulla zampa, il suo piccione. Lo ha allevato e allenato per anni, poi, un giorno, lo ha chiuso in una gabbia e lo ha messo sul camion che da Brasov, in Romania, lo ha portato fino a Pleven, in Bulgaria. zampe
Trecentonovantasette chilometri via terra e una speranza: vederlo tornare indietro via cielo. Niente videopoker, slot machine o superenalotto, si scommette così in Romania e non soltanto lì. La colombofilia ha un passato antico e nobile, un presente forse meno glorioso: oggi dietro le piume c’è un business internazionale. In Cina c’è chi è disposto a spendere 25mila euro per un piccione da competizione (i migliori pare siano quelli belgi). Negli Stati Uniti ci sono sicari ingaggiati per tagliare le zampette e rubare gli anelli dei piccioni degli allevatori avversari. Continua a leggere

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Il partito di Giano

Il mio amico Armando è mente raffinata, nonché pusher di libri intelligenti e buone idee. Avete già avuto modo di leggere un suo post in passato (Perché io voto per la Provincia: il punk), ora ecco alcune sue scherzose e surreali considerazioni partitiche e politiche. Buona lettura.
 
Adesso è il mio turno.
Anzi, è il turno del mio partito. Lo chiamerò così: “Partito di Giano”. GIANO
Ci sto lavorando su, ma qualche idea io ce l’ho per la testolina. Lavoro e pensioni, inquinamento, energia, immigrazione ed emigrazione.
Batterò su questi tasti
 
1. Lavoro e pensioni.
Niente contributivo o retributivo. Viva il futuro! Si inizierà a percepire la pensione al compimento del 20° anno di vita. Il giovanotto firmerà un atto d’obbligo con il quale si impegnerà, sotto la sua responsabilità, a vivere almeno fino a novant’anni. Continua a leggere
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Urla dal deserto

La dottoressa Al Ganesh risponde al telefono in piena notte e sa che potrà fare solo una cosa. SinaiPartire, in fretta. (Ecco perché)

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PRE-paratevi

Luana ti guarda ammiccante. Occhi marroni, capelli neri, seno prorompente. 18Mara indossa short neri e canottiera bianca che proprio non ce la fanno a contenere quei chili di troppo. Saltella in mezzo all’erba illuminata da una luce artificiale che le esalta le forme. Marco è a torso nudo, completamente glabro, depilato. La catenina d’oro bene in vista, solleva un tronco per esaltare pettorali e bicipiti. Luana, Mara e Marco si muovono davanti alla telecamera, si danno un tono per sembrare a loro agio. Seguono gli scatti della macchina fotografica, fissano ammiccanti l’obiettivo, accompagnati dagli unz unz. Musica da discoteca, di quelle pesanti.
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Atlantide

LeghettoE’ lì, lo vedo tutti i giorni. Ci passo davanti quando entro al lavoro. Mi affaccio alla finestra della redazione e ce l’ho davanti. Un’antica fornace del III-IV secolo Dopo Cristo, un mausoleo augusteo lungo le pietre della via Flaminia. I primi resti li hanno trovati nel 1988 durante i lavori per la nuova sede della Rai, a Saxa Rubra. Incuriosito  ho cercato di saperne di più, ho trovato un vecchio articolo di Repubblica datato 19 novembre 2007. Il collega scriveva: “Ora la Rai ha il suo tesoro. E s’appresta a trasformarlo in un parco archeologico. Proprio all’entrata del complesso. E aperto al pubblico. Un ingresso monumentale, modello giardino delle antichità, per gli studi televisivi costruiti per i Mondiali di calcio del ‘90. Con tanto — prevede il progetto — di luci ad hoc, camminamenti intorno ai resti, cartelli didattici e vetrine (piene di vasi, urne votive, statuette) da piazzare nella portineria trasformata in micro museo”.
Luci ad hoc? Camminamenti? Cartelli didattici? Vetrine? Un parco archeologico? Quello che vedo io sono scavi iniziati e mai terminati, rovine sepolte sotto un metro d’acqua.
Che il progetto in realtà fosse quella di ricreare Atlantide?

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La foto di Patrizia

Patrizia porta sempre con sé la foto del figlio. Ma quella di Federico non è una foto come le altre.Federico Aldrovandi
È steso sul tavolo dell’obitorio, gli occhi chiusi, la testa avvolta in un letto di sangue. Federico è morto la notte del 25 settembre 2005, da allora è cominciata la guerra di Patrizia. Ha combattuto con le armi che si usano oggi: un blog e facebook. Ha combattuto contro la violenza e l’ingiustizia, contro l’ignoranza e l’indifferenza, contro il potere e le sue deviazioni. Tre gradi di giudizio hanno stabilito che a portarle via suo figlio sono stati quattro agenti di polizia. “Eccesso colposo in omicidio colposo“, ha scritto il giudice che li ha condannati a tre anni e sei mesi. Alla famiglia di Federico sono arrivate anche le scuse del capo della Polizia, Antonio Manganelli. Dopo sette anni Patrizia ha vinto la sua guerra ma qualcuno non lo ha ancora capito.
(guarda il servizio)

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Black power II

foto2

Nel 1968 l’America piange l’assassinio di Martin Luther King e quello di Robert Kennedy, piange l’elezione di Richard Nixon e i soldati caduti in Vietnam. Nel 1968 l’America è un Paese profondamente razzista, i neri non hanno vita facile. Tommie (Smith) e John (Carlos) sanno cosa significa essere emarginati. Vengono da Clarksville (Texas) e da New York, e vanno a Città del Messico, alle olimpiadi. Nella finale dei duecento metri uno vince, l’altro arriva terzo. Continua a leggere

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